I Quaccheri: una breve presentazione (Terza parte)

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«Le Scritture sono soltanto una dichiarazione della sorgente, ma non la sorgente stessa e perciò non possono essere tenute come il principale fondamento di ogni verità e conoscenza. Tuttavia esse danno una vera e fedele testimonianza…infatti esse testimoniano che lo Spirito è la guida dalla quale i santi sono condotti alla verità; e perciò, proprio concordemente a quanto dicono le Scritture, lo Spirito è il primo e principale Capo»[1].

Robert Barclay[2]

 

«La caratteristica del quaccherismo è il rifiuto delle chiese storiche, ivi compreso il protestantesimo presbiteriano e puritano, e il suo costituirsi come società religiosa di eguali, senza pastori e senza sacramenti […]. Nell’Ottocento il movimento si distinse nella lotta contro la schiavitù […] e in altre attività umanitarie. […] Soprattutto con la prima guerra mondiale, i quaccheri riscoprivano la specificità della loro testimonianza di non violenza, con la sofferenza di molti obiettori provenienti dalle loro file. […] L’estrema essenzialità della dottrina rende oggi possibili interessanti incontri con altre tradizioni religiose»[3].

 

Nel post precedente abbiamo lasciato i Quaccheri nel loro processo, settecentesco, di “assestamento”, tanto nella vecchia Inghilterra, quanto nel nuovo mondo, in un paese, gli Stati Uniti, di cui loro stessi avrebbero fortemente contribuito a delineare le fondamenta. Nel declino generale di altre espressioni delle ali più radicali dei cosiddetti dissenters inglesi − che avrebbero tutti avuto un proprio ruolo nella guerra civile che si sviluppò intorno alla metà del diciassettesimo secolo − sostanzialmente solo i Quaccheri sono sopravvissuti fino a oggi, fortificandosi e dando vita a diverse espressioni della loro stessa comunità: quietista, “istituzionale” e imprenditoriale. Possiamo dunque dire che ciascun quacchero fosse chiamato a trovare un proprio equilibrio bilanciando, con un certo grado di libertà individuale, queste tre dimensioni. Un post a parte meriterebbero gli imprenditori quaccheri illuminati, come John Bellers, morto a Londra l’8 febbraio 1725, che ha trovato riconoscimenti presso il socialista utopista Robert Owen e una breve citazione nello stesso Capitale di Carlo Marx. Grazie al suo testo About the Improvement of Physick, pubblicato nel 1714, Bellers viene indicato dal politico socialista tedesco Eduard Bernstein (1850-1932) come un importante ispiratore del servizio sanitario pubblico inglese (National Health Service: NHS) che si sarebbe poi grandemente sviluppato, costituendo una delle maggiori riforme sociali del secondo dopoguerra. Un altro importante imprenditore quacchero, nato a York nel 1732 in una famiglia attiva nel commercio soprattutto del tè e del caffè, Wiliam Tuke, si sarebbe distinto, verso la fine del secolo, per la fondazione dello York Retreat. Questo avrebbe rappresentato un’alternativa umanitaria ai manicomi del tempo, dove i pazienti venivano incatenati e lasciati in condizioni di vita ignominiose. Il modello dello York Retreat (attivo ancora oggi pur non alla stessa stregua di un comune ospedale o di una comune clinica) sarebbe stato seguito − nel diciannovesimo e ventesimo secolo, in Europa e negli Stati Uniti − nell’ambito di diverse strutture adibite al trattamento della malattia mentale, anticipando, in certa misura, lo stesso approccio antipsichiatrico.

Vediamo ora di capire un po’ meglio la dimensione “istituzionale” della Religious Society of Friends, la struttura che si è dovuta dare.

 

 

Gli incontri annuali

 

“Il centro della vita quacchera”, scrive Antonio Piolanti (1911-2001) − rettore della Pontificia Università Lateranense dal 1957 al 1969 e considerato uno dei maggiori esponenti della cosiddetta “Scuola Romana” di teologia del Novecento – nel suo testo: Il protestantesimo ieri e oggi “era l’assemblea, attorno alla quale si svolgevano le attività spirituali ed anche assistenziali[4].

Ho molto apprezzato il testo di Piolanti, che troverete abbondantemente citato procedendo nella lettura ma l’utilizzo dell’imperfetto, riguardo la centralità dell’assemblea nella vita quacchera mi sembra inappropriato. In effetti l’assemblea, i meetings, sono ancora oggi il centro della vita quacchera (stando almeno alla mia esperienza in Inghilterra la parola meeting è quella che ricorre maggiormente; esistono, accanto ai Britain Yearly Meetings che approfondiremo a breve, i Meetings for Worship cui abbiamo già accennato, i Meetings for Business, i Meetings for Sufferings e altri), nel momento in cui, effettivamente, si svolgono in maniera assembleare tanto le attività spirituali quanto quelle assistenziali (del resto qualche minuto di silenzio è parte integrante, potremmo dire, di qualunque meeting quacchero, di qualunque natura).

Nel 1668 si iniziano a tenere gli incontri annuali della Religious Society of Friends (prima di allora si tenevano incontri solo su base locale): i London Yearly Meetings che, a partire dal 1995, sono stati rinominati: Britain Yearly Meetings. Nel 1678, dopo un periodo in cui la partecipazione agli incontri annuali si limitava solo ad un ristretto numero di figure (ministri), questi iniziarono a coinvolgere Friends che vi partecipavano in rappresentanza delle diverse contee in Inghilterra, Scozia e Galles. Nel 1784 si iniziarono ad organizzare incontri annuali per le donne che rappresentavano l’equivalente degli incontri annuali, esteri delle stesse e degli incontri, mensili e trimestrali, locali sempre al femminile.

Nel 1898 venne deliberato, nel London Yearly Meeting che le donne avrebbero presto fatto parte integrante di tutti gli incontri in cui si discutessero le questioni principali della Society, alla pari con gli uomini. Pochi anni dopo, nel 1907 venne istituito l’incontro annuale delle donne che avesse lo stesso potere decisionale di quello degli uomini.

Il London Yearly Meeting, nel corso del diciannovesimo secolo, divenne un centro propulsore della cosiddetta faith in action, una cassa di risonanza di dottrine e idee (in genere di natura umanitaria e pacifista) promosse poi all’esterno da un importante numero di Quaccheri che fece il proprio ingresso nel Parlamento inglese. Ad esempio: Joseph Pease (1799-1872), Presidente della Peace Society, John Bright (1811-1889) che si attivò senza risparmio contro la Guerra di Crimea, Fowell Buxton (1786-1845), fortemente attivo per l’abolizione della schiavitù e fondatore della Antislavery Society e Charles Gilpin (1815-1874), importante sostenitore dell’abolizione della pena di morte. 

Oggi con l’espressione Britain Yearly Meeting si intende tanto l’incontro annuale, quanto l’organizzazione centrale dei Quaccheri nel Regno Unito, con sede nella Friends House di Londra e di cui fanno parte i membri dei diversi Area Meetings (ovvero di diverse diramazioni locali) che hanno tutti diritto di partecipare all’incontro annuale (cui è chiaro partecipino, piuttosto, rappresentanti delle diverse “realtà di base”).

Merita segnalare, pur di passata, che alla Friends House di Londra tenne un proprio importante discorso, nel 1931, anche il Mahatma Gandhi i cui rapporti con la Religious Society of Friends erano di stima e collaborazione reciproche.

Qualunque cosa venga deliberata nell’incontro annuale viene scrupolosamente registrata e resa accessibile ai Friends delle diverse realtà locali.

Il lavoro sociale, a livello nazionale, viene gestito dal Meeting for Sufferings – subordinato al Britain Yearly Meeting − che ha il ruolo di organizzare diversi comitati tematici.

Infine, per riprendere un passaggio dell’ottimo (seppur, oggi, inevitabilmente datato) contributo di Antonio Piolanti sulla Religious Society of Friends:

 

«La società degli amici, benché anglosassone sia per l’origine sia per i membri, ha assunto un’organizzazione mondiale dal 1937 con la creazione di un Comitato mondiale consultivo quacchero: infatti la guerra 1914-1918 ne aveva esteso l’influenza a causa dell’opera assistenziale svolta dagli amici. Questo comitato la cui opera si estende sopra una decina di nazionalità [il dato va considerato in relazione agli anni ’50, alla fine dei quali è stato pubblicato il testo da cui si sta citando], deve coordinare, senza alcuna autorità però, le diverse società nazionali»[5].

 

Naturalmente ci siamo qui soffermati soprattutto sull’organizzazione della Religious Society of Friends in Inghilterra, ovvero nella sua terra natìa. Possiamo tuttavia dire, pur con un certo grado di approssimazione, che essa rappresenti la matrice utilizzata dalla Society anche negli altri paesi in cui è presente, pur a fronte della loro reciproca autonomia.

Ancora oggi il Friends World Committe for Consultation (il Comitato mondiale consultivo quacchero cui facevo cenno Piolanti) ha un ruolo di supervisione e coordinamento oltre che di rappresentanza dei Quaccheri in contesti internazionali e alle Nazioni Unite.

Il FWCC ha sede presso la Friends House di Londra.

Considerando nuovamente le sue origini, a seguito dell’impegno quacchero nel corso della Prima guerra mondiale − che sarebbe stato, naturalmente, di ispirazione per quanto i Friends avrebbero fatto anche nel corso della Seconda guerra mondiale, poco dopo la creazione dello stesso FWCC − merita segnalare che l’assistenza pacifista (specialmente nel Regno Unito) si articolava nell’offerta di servizi come ambulanze e ospedali da campo per i soldati feriti e nell’impegno per la ricostruzione di comunità danneggiate dai bombardamenti.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, i Quaccheri hanno fornito una simile assistenza umanitaria a livello internazionale, specialmente in Europa, attraverso il British Friends’ Ambulance Unit e l’American Friends Service Committee (AFSC) e in virtù di questo, nel 1947, vennero insigniti del Premio Nobel per la pace.

 

 

Correnti Quacchere

 

Avvicinandoci alla conclusione di questo nostro terzo e ultimo contributo di presentazione della Religious Society of Friends, merita soffermarsi sullo sviluppo, all’interno della stessa e nel corso del diciannovesimo secolo, di alcune correnti il cui ruolo divisivo è stato, nel tempo, efficacemente ridimensionato.

La tematica è trattata molto bene nel testo di Antonio Piolanti di cui cito dunque, spudoratamente, per intero il paragrafo rispettivo:

 

«Nel Quaccherismo […] esistono diverse correnti interne, tra loro divise. Innanzitutto si fece forte una tendenza “evangelistica” (evangelical), specialmente nel centro e nell’ovest degli Stati Uniti, dove il Quaccherismo tende a divenire più che una società una “Chiesa degli Amici”. Il principale suo rappresentante è J. Crewdson (1780-1844); sotto questa forma ha punti di somiglianza con il Metodismo. La mancanza d’istruzione poteva portare il Quaccherismo ad un misticismo ingenuo ed esaltato; per questo si sentì maggiormente la necessità di un contatto più profondo e più tecnico con la S. Scrittura la quale, insieme con l’espiazione soggettiva del Cristo, assume sempre più importanza in confronto alla luce interiore. Accanto ad un Quaccherismo a tendenza più evangelica il quale conserva i grandi principi della spiritualità dell’insegnamento di Gesù, della non utilità dei sacramenti, si ha un culto protestante e si tengono dei pastori professionali. […] Stephen Grellet e Elizabeth Fry sono di questa corrente. Questo Quaccherismo evangelico di tipo sacerdotale più che profetico contribuì a mettere maggiormente in contatto con la Bibbia e conseguentemente con il Cristianesimo. Influenzati ne furono certamente Rufus M. Jones e soprattutto John W. Rowentree nell’età moderna che si dedicarono, specialmente per correggere un po’ il profetismo troppo improvvisato, all’istruzione nei collegi Quaccheri di Haverford in Pennsylvania e nel Woodbrooke College, quest’ultimo fondato dal Rowntree stesso. La lettura della Bibbia è tenuta in gran conto, accanto alla ispirazione privata.

Nel 1827 ad opera di Elias Hicks (1748-1830) avvenne una divisione più netta nel Quaccherismo. Hicks, affermando la spiritualità della luce interiore, rifiutava la cristologia ortodossa e quindi la preesistenza, divinità, incarnazione e la redenzione del Cristo, venendo in contrasto con il Quaccherismo evangelicale. Ciò portò nel 1827-1828 ad una divisione. Hicks ebbe i suoi seguaci a Philadelphia, seguaci che furono chiamati Hicksiti. I Quaccheri tradizionali si chiamarono “ortodossi” […]. Attualmente i contrasti sono attutiti.

Una seconda separazione avvenne nel 1831 ad opera di John Wilbur (1774-1856), chiamandosi Orthodox Conservative Friends o addirittura Wilburiti; da costoro si scissero a loro volta gli “Amici Primitivi” (Primitive Friends): questi due movimenti sono contrari ad ogni forma di istruzione religiosa e alla lettura della Bibbia ed assumono un carattere di profetismo più accentuato.

Queste divisioni avvennero specialmente in America; in Inghilterra il Quaccherismo mantenne di più il carattere primitivo maggiormente profetico ed anti-ecclesiastico. In America nel 1917 si fondò l’American Friends Service Committee che ha lo scopo di avvicinare le tendenze sul campo pratico dell’azione umanitaria svolta coordinatamente; un certo avvicinamento si fa sentire anche sul campo delle idee»[6].

 

 

Conclusioni

 

Abbiamo cercato, con questa trilogia di post, di tracciare un profilo essenziale della Religious Society of Friends, con particolare attenzione ai suoi aspetti storici, dottrinari e sociali. Nel corso di un convegno dei Quaccheri europei a Selly Oak, nell’entroterra di Birmingham, nelle Midlands inglesi, Horace Alexander evidenziò che il principio della “luce interiore” non può avere una connotazione religiosa esclusiva e che dunque, pur essendo l’esperienza della Religious Society of FriendsRooted in Christianity”, per citare il titolo di un libro di Timothy Ashworth e Alex Wilwood, pubblicato nel 2009, non poteva non generare, citando ora il sottotitolo dello stesso libro, una Quaker Spiritual Diversity.

In effetti oggi l’universo dei Quaccheri, soprattutto nell’ambito della sua versione “liberale” inglese (che, come abbiamo visto, si è sempre mantenuta abbastanza aderente allo spirito originario) credo possa essere definito post-cristiano o, forse più efficacemente, con radici nel Cristianesimo ma religiosamente eterogeneo o “poliglotta”.

Oggi si possono dunque trovare in ambito Quacchero persone che si definiscano cristiane, buddiste, hindu, musulmane, agnostiche o addirittura atee e questo fa della Religious Society of Friends un interessante laboratorio di, più o meno informale, dialogo interreligioso.

Del resto, per citare un’ultima volta Antonio Piolanti, il cui testo resta ad oggi uno dei pochissimi contributi in italiano sulla Society:

 

«Il principio della luce interiore e la sua esclusività ha portato il Quaccherismo ad un agnosticismo dottrinale e ad un pragmatismo. Le dottrine sono secondarie; anche coloro che danno ad esse una certa importanza le considerano solo soggettive, simboli, reazione personale, diversa secondo gli individui, a questa luce interiore»[7].

 

Stando ai dati che si possono trovare facilmente in rete, oggi esistono poco meno di 400.000 Quaccheri adulti nel mondo. Circa il 50% sono in Africa ed il 22% nell’America del Nord.

Segnaliamo proprio in chiusura la mappa della distribuzione, a livello mondiale, degli Amici, realizzata dal Friends World Committe for Consultation, liberamente scaricabile qui

Manuel Olivares

 

 

I Quaccheri: una breve presentazione (Prima parte)

I Quaccheri: una breve presentazione (Seconda parte)

 

 

[1] In: Maria Goretti, Il messaggio quacchero, Anonima arti grafiche, Bologna, 1950, pp. 41-42.

[2] «Robert Barclay è il teologo del movimento per la sua Theologiae christianae Apologia pubblicata in latino ad Amsterdam nel 1676, tradotta in inglese nel 1678, in francese nel 1702 ed in altre lingue ancora».

In: Antonio Piolanti, Il protestantesimo ieri e oggi, Libreria editrice religiosa F. Ferrari, Roma, 1958, p. 333.

[3] Pier Cesare Bori-Massimo Lollini (a cura di), La Società degli amici. Il pensiero dei Quaccheri da Fox (1624-1691) a Kelly (1883-1941), Linea d’ombra, Milano, 1993, pp. 8-9.

[4] Antonio Piolanti, Il protestantesimo ieri e oggi, Libreria editrice della Pontificia Università Lateranense, Roma, 1958, p. 336.

[5] Ivi, p. 338.

[6] Antonio Piolanti, Il protestantesimo ieri e oggi, Libreria editrice religiosa F. Ferrari, Roma, 1958, pp. 339-340.

[7] Ivi, p. 349.