I Quaccheri: una breve presentazione (Prima parte)
«As Voltaire had written of England […] “this is the country of sects. An Englishman, as a free man, goes to Heaven by whatever road he pleases”» (R. Dobson, Ann Lee, The Manchester Messiah, Oxford, 1987, p. 7)[1].
Merita innanzitutto chiarire, riguardo la citazione di apertura, che il termine inglese sect non ha l’accezione negativa dell’italiano setta. In inglese il termine che equivale al nostro setta — e che voglia esprimere una chiara connotazione negativa — è cult. Sect potrebbe essere tradotto con “scuola di pensiero”, “gruppo religioso più o meno minoritario”. In un paese come l’Inghilterra la dimensione religiosa è, necessariamente, più “plurale” rispetto ad un paese tradizionalmente cattolico come l’Italia, a partire dal numero considerevole di chiese e “sette” cristiane.
La distinzione tra chiesa e setta permane in Inghilterra ma è sicuramente meno pronunciata di quanto non sia in Italia.
Veniamo ora all’oggetto, anzi ai protagonisti di questo post.
Buona lettura!
Manuel Olivares
Non credo siano molti, in Italia, a non aver mai sentito parlare dei Quaccheri. È un nome che, non di rado, viene immediatamente associato alle migrazioni sei-settecentesche nel Nuovo Continente, eventualmente ad un pacifismo con chiare venature di protestantesimo radicale e a poco altro.
In realtà i Quaccheri — che possono essere considerati alla stregua di una vera e propria chiesa anche se la questione non manca di essere, vivacemente, dibattuta — sono una realtà molto attuale e diversificata.
Ho iniziato ad avere rapporti con i Quaccheri nel Regno Unito, dove la Religious Society of Friends è nata — nella seconda metà del Seicento — per poi muovervi i suoi primi, faticosi passi.
Nella propria terra natìa i Friends (per usare il termine con cui si rivolgono gli uni agli altri e con cui vengono spesso identificati dai simpatizzanti e, più generalmente, dagli “esterni”) sono meno di ventimila ma rappresentano una realtà senz’altro solida, essendo famosi per essere molto più influenti di quanto il loro numero possa far pensare.
In ogni città inglese, in genere nelle zone centrali, si trova una Friends’ Meeting House. A Londra la Meeting House principale (potremmo definirla la “casa madre”) dispone di un edificio enorme, che occupa circa un isolato, di fronte alla stazione di Euston, nel “quartiere culturale” della capitale (a poche centinaia di metri dalla British Library e da diverse università del calibro della London School of Economics e della SOAS: School of Oriental and African Studies). A Liverpool i Quaccheri hanno un edificio, in pieno centro città, di tre piani ed anche a Manchester la Meeting House è tutt’altro che periferica; dispone di un grande edificio d’epoca, di fronte alla iconica biblioteca centrale. Friends’ Meeting Houses sono tuttavia presenti anche in città inglesi minori, finanche in sobborghi o addirittura villaggi.
Siamo dunque di fronte ad un fenomeno religioso di dimensioni contenute ma, come si accennava, ben organizzato e radicato nel tessuto sociale inglese e che ha, allo stesso tempo, un ampio respiro internazionale.
In italiano la letteratura sui Quaccheri è piuttosto scarsa e datata. Ho dunque deciso di provare a iniziare a colmare questa lacuna, approfittando dei contatti che ho in Inghilterra e delle diverse biblioteche a disposizione di membri, simpatizzanti o, genericamente, utenti nelle loro Meeting Houses.
Iniziamo dunque, in questo primo post, facendo un po’ di storia.
George Fox e la guerra civile inglese
In vista di una breve ma, nei migliori auspici, esauriente ricostruzione storica, non possiamo non partire dal fondatore della Religious Society of Friends: George Fox (1624-1691).
Questi nasce, nell’estate del 1624, a Drayton in the Clay, un villaggio del Leicestershire che risponde, oggi, al nome di Fenny Drayton e nel cui territorio, stando a diversi studi (la questione è dibattuta), ricadrebbe il centro geografico d’Inghilterra.
È il primogenito di Christopher (un operaio tessile) e Mary Fox.
George Fox ha un’infanzia ed un’adolescenza difficili: incomprensioni in famiglia, assenza di una regolare frequentazione scolastica e diversi problemi di salute.
La stessa Inghilterra del diciassettesimo secolo, del resto, non gode di una salute invidiabile.
Il divorzio con la chiesa di Roma, avvenuto il secolo precedente, sta avendo strascichi importanti che sfociano nella famigerata guerra civile. Questa insanguina il paese tra il 1642 ed il 1651 ed ha, naturalmente, ricadute considerevoli sugli anni successivi, in cui la pace non torna ad affermarsi in maniera repentina. Vi si fronteggiano: la fazione dei parlamentaristi (Roundheads) e quella dei monarchici (Cavaliers), dopo lo scioglimento del parlamento, da parte del re Carlo I, il 5 maggio del 1640.
La guerra conosce alterne vicende, nell’aggrovigliarsi di istanze religiose con altre di natura politica e sociale, concludendosi, nel settembre 1651, con la battaglia di Worcester e la vittoria dei parlamentaristi. Vi emergono movimenti socialisti ante litteram — ad esempio gli zappatori (i Diggers di Gerrard Winstanley, ispiratori anche del moderno network comunitario inglese dei Diggers and Dreamers di cui abbiamo parlato in questo blog) e i livellatori (Levellers) — e un’indiscutibile (finanche controversa) figura rivoluzionaria: Oliver Cromwell.
Già membro influente del parlamento prima dello scioglimento da parte di Carlo I, di fede puritana calvinista, Cromwell si trova in contrasto tanto con la chiesa anglicana quanto con quella cattolica.
Riesce, tuttavia, in un’impresa improba nel suo paese: l’abbattimento temporaneo della monarchia e l’instaurazione del Commonwealth d’Inghilterra (in essere dal 19 maggio 1649 — dopo la storica esecuzione di Carlo I, avvenuta il 30 gennaio dello stesso anno — al 1660); gestendo l’unico periodo a governo — teoricamente — repubblicano nella storia delle isole britanniche. Difatti, nel 1653 Oliver Cromwell scioglie le camere, esattamente come aveva fatto Carlo I tredici anni prima, scatenando la successiva guerra civile. Nei cinque anni che seguono, Oliver Cromwell si comporta da dittatore militare, dando vita ad una forma di governo chiamata Protectorate che si protrae fino alla sua morte, avvenuta il 3 settembre 1658 e ad un breve periodo in cui la funzione di Lord Protector viene ereditata dal figlio Richard. Questi viene deposto, dal ricostituito parlamento, l’anno successivo ed il 23 aprile 1661, nell’abbazia di Westminster, viene incoronato re d’Inghilterra, Scozia e Irlanda Carlo II, figlio del precedente — destituito e giustiziato — monarca. La breve e non poco controversa stagione repubblicana inglese giunge dunque a termine.
Negli anni della guerra civile il paese è profondamente spaccato. I sostenitori del cattolicesimo, di cui rimanevano importanti tracce in Inghilterra e della chiesa anglicana sono a fianco del re mentre i puritani (tra cui troviamo anche la famiglia Fox e la quasi totalità degli abitanti di Drayton in the Clay) supportano i parlamentaristi.
La ricerca religiosa di George Fox
Nel 1643 George Fox lascia la casa natìa e muove verso Londra, in un’area sotto il controllo del parlamento. A Barnet, un sobborgo della capitale, lavora come calzolaio ma è tormentato dalla depressione e da dubbi di natura esistenziale e religiosa. Dopo nemmeno un anno torna al paese natale dove, con il sacerdote locale, Nathaniel Stephens, prova a dare una direzione alla propria vocazione religiosa. I due, tuttavia, non si comprendono. Seguono anni di inquietudine e nomadismo, nel corso dei quali George Fox, assiduo lettore della Bibbia, avanza in un percorso di fede di stampo chiaramente anticonformista. Giunge a comprendere che i templi e le chiese non sono i posti più santi. Piuttosto che è l’anima dell’essere umano l’ambito in cui è davvero possibile trovare Dio. Traducendo liberamente dal testo George Fox, The Founder of The Quakers: “vide che ogni uomo può essere un sacerdote, nel momento in cui sia in grado di sentire la voce di Dio nella sua anima e sia in grado di obbedirle”. Allo stesso tempo, ancora nel profondo della sua anima, George Fox sentì una forte connessione con Cristo vivente che, da puro spirito (dopo la sua breve e cruciale avventura terrena), poteva essere ovunque allo stesso tempo, al pari del calore e della luce del sole. Dunque lo sentiva vivere e insegnare, vividamente, nella propria interiorità.
Ritroviamo difatti nel Journal — un lungo memoriale delle sue esperienze di vita che lui dettò di volta in volta a discepoli diversi — il seguente passaggio sul “Vangelo originario” (traduco liberamente dal testo, di Jonathan Fryer, George Fox and the Children of the Light):
«Il Vangelo è il potere di Dio che venne predicato prima che i vangeli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni venissero scritti. E venne predicato a tutte le creature (la maggior parte delle quali non avevano mai visto o sentito dei quattro vangeli), di modo che ciascuna potesse obbedire al potere divino. Cristo giudicherà dunque il mondo alla luce del Vangelo, ovvero del divino, invisibile potere».
Le peregrinazioni di Fox, abbinate alla costante lettura della Bibbia, lo avevano dunque fatto allontanare dalle istituzioni religiose per farlo maturare nell’ambito di quella che potremmo definire “una religiosità interiore”.
Del resto, nell’Inghilterra del diciassettesimo secolo, non era l’unico ad essere impegnato in questo genere di ricerca religiosa anticonformista. Esistevano infatti gruppi, finanche comunità di dissidenti radicali. Tra questi i Ranters ed i Seekers. Sarà proprio tra i Seekers che George Fox troverà molti dei suoi primi seguaci che denominerà Figli della luce (Children of the Light).
Non esiste molta letteratura disponibile sui Seekers in quanto, al pari dei Ranters, non erano un movimento strutturato. Si può infatti affermare, pur con un certo grado di approssimazione, che molti di loro confluirono nei Quaccheri: un movimento che, nel tempo, si sarebbe dotato di una maggiore struttura.
Merita tuttavia soffermarsi brevemente su questo humus presente in Inghilterra nel diciassettesimo secolo e che avrebbe concorso al successo della Religious Society of Friends. Ritengo, difatti, abbia una sua, straordinaria, attualità. A chi dovesse leggere agevolmente l’inglese segnalo la seguente tesi di laurea sui Seekers, discussa al Goldsmiths College, presso l’Università di Londra, nel 2020.
Al pari dei successivi Quaccheri, i Seekers muovevano da posizioni decisamente anticlericali e dal rigetto della dottrina della predestinazione, presente soprattutto negli ambienti calvinisti.
I loro incontri erano scevri da qualunque rituale religioso e si svolgevano in silenzio, in attesa di una possibile ispirazione divina che poteva manifestarsi in modi disparati.
I Meetings for Worship dei Quaccheri, soprattutto in relazione a quella che sarebbe stata poi definita la loro sezione liberale, si svolgono essenzialmente nello stesso modo. Si siede in cerchio, per un’ora o per mezzora e si sta semplicemente in silenzio. Molti chiudono gli occhi ma non è necessariamente richiesto (potremmo piuttosto dire che, nella maggior parte dei casi, venga “naturale” farlo).
Chi dovesse sentirsi ispirato a condividere una riflessione nel gruppo, è libero di alzarsi in piedi e parlare.
Esiste tuttavia un compendio di consigli e quesiti (traduzione di Advices and Queries: un libello che si trova facilmente nella sala in cui si pratica il MFW nelle Friends’ Meeting Houses) in cui si danno delle indicazioni per intervenire in maniera efficace e, al contempo, discreta. Il libello, tradotto in italiano, è scaricabile qui: Consigli e quesiti.
Tanto i Seekers quanto i successivi Quaccheri, non riconoscendo l’autorità delle chiese, rigettavano, assieme ai rituali, la pratica dei sacramenti.
Più problematico, come emerge ancora dal Journal, il rapporto di George Fox e dei primi Quaccheri con i Ranters che, tuttavia, contribuivano a loro volta ad arricchire l’humus anticonformista che avrebbe nutrito la Religious Society of Friends. Questa avrebbe poi avuto, nell’ambito del Protestantesimo radicale, un ruolo di “spugna”, non a caso parliamo ancora dei Quaccheri a quasi quattro secoli dai turbolenti anni inglesi attorno alla famigerata guerra civile ed al breve periodo repubblicano, laddove le altre denominazioni radicali, cui stiamo brevemente accennando, si sono sostanzialmente estinte, vedendo diversi tra i loro membri confluire nella Religious Society of Friends.
I Ranters riconducevano il proprio anticlericalismo ed il proprio rifiuto delle chiese istituzionali ad una visione essenzialmente panenteista. Oltre a negare la legittimità delle chiese, ne negavano anche le direttive morali, rivendicando un’assoluta libertà di superare la limitata condizione umana conseguendo una sorta di divinizzazione.
È senz’altro interessante l’associazione che viene fatta tra i Ranters ed il movimento, a mio parere di ben altro spessore visti i personaggi che avrebbe coinvolto, dei Fratelli del libero spirito.
Riassumere qui il fenomeno dei Fratelli del libero spirito, vista la sua complessità, sarebbe maldestro. Rimando chi volesse saperne di più a questo sito dove viene presentato in maniera, a mio parere, sintetica ma ragionevolmente esaustiva. Esiste poi il testo, di Massimo Frana, Il segreto dei fratelli del libero spirito. Pagine di esoterismo medievale di cui, spero, torneremo presto a parlare.
Dalle fonti appena citate merita riportare che si tratta di “un movimento esoterico di difficile individuazione che congloba diversi movimenti minori [e che] ha influenzato importanti tappe della mistica europea e della spiritualità occidentale”.
Io lo trovo particolarmente interessante — come altri movimenti ed eventi storici cui stiamo cercando brevemente di accennare — in relazione ai Quaccheri, nella misura in cui le relazioni, dirette e indirette, che questi hanno avuto con protagonisti e fatti del loro tempo e di tempi a loro precedenti, li inseriscono in un cruciale filone “dissidente” interno al mondo cristiano.
In altre parole, da una pur breve ricerca storica che si può fare in merito ai Quaccheri, emerge chiaramente quanto non si possano affatto considerare degli isolati English Eccentrics (per citare il titolo di un famoso testo inglese pubblicato originariamente nel 1933), quanto, piuttosto, un’espressione del mondo cristiano con radici profonde nella storia delle cosiddette eresie. Merita a questo punto menzionare che il termine greco αἵρεσις si può tradurre agevolmente (e pertinentemente) con il verbo scegliere e che, dunque, le eresie non devono essere necessariamente lette con le lenti, più o meno denigratorie, della religione istituzionale.
C’è un filo rosso di istanze che si dipana tra i Fratelli del libero spirito (le prime espressioni dei quali ritroviamo all’inizio del dodicesimo secolo), il protestantesimo radicale inglese (che ha, per alcuni aspetti, un antesignano nel celebre teologo John Wycliffe, vissuto nel quattordicesimo secolo) e diversi altri ambiti, finanche contemporanei su cui è però bene, al momento, sorvolare. Queste possono, pur approssimativamente, ricondursi alla delegittimazione della religione istituzionalizzata (dunque della chiesa cattolica ma anche delle altre chiese emerse dalla riforma protestante), un auspicato ritorno al cristianesimo delle origini e la valorizzazione di quella che potremmo definire, come abbiamo del resto già fatto, una “religiosità interiore” (non a caso si possono ritrovare delle risonanze con la tradizione sufi e con quella dell’Esicasmo). Tutto questo segna l’emergere di quello che potremmo definire un maggior “individualismo religioso”, rispetto all’espressione generalmente “gregaria” della “religiosità di massa”, esemplificata nel simbolo del pastore che guida un grande gregge. Credo si tratti di un’istanza indomabile che attraversa, tra turbolenze disparate, i secoli.
Credo che i Quaccheri, dalla metà del diciassettesimo secolo ad oggi, siano riusciti a cavalcare ragionevolmente bene questa “tigre”, dando contributi meritori ed importanti al difficile processo di umanizzazione del mondo. Sono stati ad esempio tra i primi, nel corso del diciottesimo e diciannovesimo secolo, ad opporsi strenuamente allo schiavismo ma torniamo brevemente alle origini della Religious Society of Friends, avvicinandoci alla conclusione di questo primo post continuando a dare conto della vita di George Fox e di quanto è accaduto ai suoi primi seguaci.
Persecuzioni e migrazioni
Abbiamo lasciato George Fox nel momento in cui incontra i Seekers, nel Westmorland e Lancashire del nord. Siamo agli inizi della seconda metà del diciassettesimo secolo. Il suo messaggio è chiaro e risuona familiare alle orecchie dei suoi interlocutori: Il Regno di Dio è dentro di voi! (Vangelo di Luca, 17:21).
In concreto, quello che si può felicemente trovare, “andando dentro”, è una luce di origine divina. Interessante, a questo riguardo, l’analisi del quacchero americano (considerato uno dei massimi storici della Religious Society of Friends) Rufus M. Jones (1863-1948) che nel suo libro The Trail of Life in the Middle Years scrive:
«And the deepest thing about man is the fact that he is self-conscious spirit — made in the image of the divine Spirit — in reality unsundered from God as the stream is unsundered from the mountain which is its source, and that true “life” begins when man finds that eternal Reality to which he “belongs”. This inward junction of the soul with God, Fox, and the Quakers after him called “the Light within”, “the seed of God”, “something of God in man”. If it is true, it is universally true»[2].
Senza dover necessariamente tradurre parola per parola, contando su una sufficiente conoscenza dell’inglese tra alcuni dei lettori e sui sistemi di traduzione disponibili in rete, mi soffermo su alcuni concetti chiave del passaggio appena citato:
–L’essere umano è, essenzialmente, uno spirito autocosciente, fatto ad immagine dello Spirito Divino (non posso non sentire delle risonanze con il famoso detto upanishadico Tat Tvam Asi: tu sei questo! e con il principio della consustanzialità tra Atman e Brahman);
-Lo spirito autocosciente dell’essere umano non è separato da Dio nella stessa misura in cui il ruscello non è separato dalla montagna da cui scaturisce;
-La vera vita inizia nel momento in cui l’essere umano realizza la Realtà infinitamente più ampia cui appartiene;
-L’unione profonda dell’anima dell’essere umano con Dio viene chiamata, da George Fox e dai suoi seguaci: “Luce interiore” o anche “seme di Dio”.
-Tutto quanto abbiamo appena riportato, per concludere, è universalmente vero, è vero, cioè, per tutti gli esseri umani. [Vero “in potenza”, mi sentirei di aggiungere, perché ciascun essere umano dovrebbe almeno riconoscere la Realtà più ampia cui appartiene e non tutti lo fanno o, è del tutto evidente, lo fanno alla stessa maniera].
George Fox diviene dunque la figura di riferimento dei Figli della Luce (The Children of Light). Insieme a molti seguaci arrivano le persecuzioni. Nel corso della seconda fase della sua vita, che lo vedrà come instancabile leader religioso anticonformista, George Fox conoscerà difatti diverse patrie galere. Verrà detenuto in condizioni anche molto dure, cosa che minerà irreversibilmente il suo stato di salute.
Avrà tuttavia anche chi lo supporterà senza riserve, ad esempio Margaret Fell, moglie del giudice Thomas Fell, nella cui tenuta di Swarthmoor Hall — non distante dalla cittadina di Ulverston nel Westmoreland, poco a sud del celebre parco nazionale del Lake District e definita “la culla del quaccherismo” — George Fox troverà sempre sicuro rifugio. Margaret Fell diverrà poi, nel 1669, Margaret Fox, sposando il fondatore della Religious Society of Friends dopo essere rimasta vedova.
Diversi seguaci di George Fox verranno, a loro volta, perseguitati, incarcerati, messi alla gogna ed il nome Quaccheri (da Quaker: tremante) verrà dato loro in senso dispregiativo dal giudice G. Bennet nel 1650, deridendo il tremore che alcuni di loro sperimentavano durante le estasi religiose.
Presto molti Quaccheri (o molti Friends) decideranno di salire sulle navi che lasciavano le coste inglesi dal porto di Londra o da quello di Liverpool (che, nella seconda metà del Seicento, iniziava a conquistare lo status di seconda città portuale d’Inghilterra), alla volta del Nuovo Continente. Ma di questo non possiamo non parlare in un prossimo post. Segnalo in chiusura il sito dei Quaccheri in Italia ed il sito internazionale.
I Quaccheri: una breve presentazione (Seconda parte)
I Quaccheri: una breve presentazione (Terza parte)
[1] «Come Voltaire ha scritto dell’Inghilterra: “questo è il paese delle sette. Un inglese, da uomo libero, raggiunge il Paradiso percorrendo qualunque strada gli piaccia”». Traduzione mia.
[2] In: John Punshon, Portrait in Grey. A Short History of the Quakers, Quaker Books, London, 2006, p. 258.
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