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Oriente - Nepal

 

Kathmandu (950000 abitanti circa)

Il nostro viaggio inizia a Durbar Square, la piazza principale della citta’. Costeggia due stupas, il Kathesimbhu stupa ed il celebre stupa di Bodhnath, a cui fa capo una consistente comunità tibetana in esilio. Si intrufola nel cortile del tempio della Kumari Devi, una dea vivente -bambina- che i non hindu possono vedere appena da lontano, nel momento in cui si affaccia alla finestrella templare. La credenza secondo cui la divinita’ abiti, temporaneamente, in corpi di fanciulli e’ molto arcaica e rientra nell’universo ierofanico (da ierofania: manifestazione del sacro) transculturale di cui ci parla Mircea Eliade (non rappresenta, dunque, una stravaganza locale). Il nostro viaggio continua innanzi ad uno Shiva-linga (una pietra di forma fallica simbolo del dio hindu Shiva), ad un pujari (bramino officiante una puja: offerta rituale alla divinita’) e ad un tempietto induista (il fascino del Nepal risiede molto nella convivenza sincretica di induismo e buddismo). Di nuovo in risonanza buddista, troviamo il Kathmandu Golden Amithaba Buddha, il celebre “Buddha della compassione” e lo Swayambhunath stupa(noto anche come il Tempio delle Scimmie), in un’area leggermente periferica della citta’.
Il nostro viaggio prosegue in uno dei piu’ importanti luoghi di pellegrinaggio induista: il complesso templare di Pashupatinat, con importante ghat crematorio. Uscendo da Kathmandu, raggiungiamo l’Osho Tapoban International Comune, immersa nella Nagarjun Forest e poi lo splendido monastero di Kopan, di tradizione Buddista Vajrayana, dove trovano pace anche gli animi piu’ inquieti.
Il nostro viaggio finisce con una panoramica, un po’ fosca, della Kathmandu Valley, dalla terrazza di Kopan.
A mio parere Kathmandu merita 3 notti. E’ una citta’ suggestiva e godibile e puo’ essere un ottima base di partenza per visite in Tibet ed in Bhutan oltre che per percorsi di trekking. Esistono diverse agenzie specializzate al riguardo, soprattutto nel Thamel: quartiere a misura di turisti a ridosso del centro storico.
Molto vasta, nel Thamel ma non solo, la scelta di guest-houses ed alberghi. La citta’, che offre a mio parere una buona sintesi di sacro e profano, e’ anche ricca di ristoranti. Non ne mancano di italiani: il Fire&Ice, La Dolce Vita ed il Marco Polo, ottimi tutti e tre.

 

 

 
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